Cari Trubies, come vi abbiamo detto tempo fa, nella quinta stagione di True Blood (che andrà in onda a Giugno negli USA) ci sarà anche un po’ d’Italia. A rappresentare i colori italici, infatti, sarà l’attrice Valentina Cervi, scelta per interpretare il ruolo della vampira Salomè… un personaggio che sembra essere molto interessante ed importante nella prossima stagione.
Figlia e nipote d’arte, (è figlia del regista/produttore cinematografico Tonino Cervi e di Marina Gefter, anche lei produttrice; nipote di Gino Cervi, il mitico “Peppone” della serie di film “Don Camillo”, n.d.r) prima attrice italiana chiamata ad avere un ruolo da protagonista in una serie USA, Valentina sarà impegnata nelle riprese a Los Angeles per i prossimi sei mesi e racconterà in esclusiva sul sito leiweb.it incontri, aneddoti dal set, riflessioni e curiosità.
Ecco cosa ha scritto nel suo “Diario Americano”:
15 gennaio 2012
Table read, ovvero una lettura della sceneggiatura attorno a un tavolo. Questo è il primo appuntamento con il mio nuovo gruppo di lavoro. Una trentina di attori ascoltano il geniale produttore, Alan Ball (ideatore di un’altra serie rivoluzionaria, Six Feet Under, ndr), che dà indicazioni sui nuovi episodi di True Blood. Al suo fianco, il regista e lo sceneggiatore della puntata.
Inizia la lettura, sono un po’ spaventata. È pur sempre una prima volta: è comunque un inizio, una partenza. Ascolto con curiosità le voci dei miei “colleghi vampiri”. “Come sono bravi” penso: riconosco i caratteri, le sfumature, “sento” i personaggi. È una semplice lettura, ma si avverte già chiaramente il sapore della serie.
È un team unito, collaborano da diversi anni: tremo al pensiero del mio intervento… Poi alzo lo sguardo e, davanti a me, dall’altra parte del tavolo rotondo, vedo Anna Paquin, protagonista anche delle quattro stagioni precedenti di True Blood. Per un attimo mi distraggo: mi viene in mente il suo primo film, era la bambina di Lezioni di piano, e penso che – nello spazio che ci divide e che ci accomuna – c’è Jane Campion, la regista con la quale anche io ho debuttato (in Ritratto di signora): a lei entrambe dobbiamo molto.
Che buffo, mi rilasso. Questa strana coincidenza per qualche motivo mi rassicura e mi dà il coraggio di lanciarmi. Tocca a me leggere: “Welcome”. Sono contenta, non è niente male come prima battuta…
20 gennaio 2012
Trovare settanta metri quadri in affitto a West Hollywood: apparentemente semplice, se non fosse che si è a… Los Angeles. “Friendly” è la parola d’ordine: sono tutti estremamente gentili e disponibili a qualsiasi richiesta per la visita di un appartamento nella zona degli Studios. Sino a quando decidi di prenderlo. Nel momento in cui devi discutere i termini del contratto, improvvisamente, quella strana e affascinante cortesia si trasforma nell’elencazione di innumerevoli regole che fanno pensare alla vecchia Unione Sovietica. Le modalità che comprendono tutto-proprio-tutto, non accettano incertezze: la signora gentile che poco prima ti aveva aperto il suo cuore, raccontandoti della famiglia e degli studi del figlio, inizia a elencare postille al contratto che prevedono una serie di garanzie facilmente risolvibili pagando l’affitto per l’intero periodo di permanenza. UPFRONT (anticipato) e in contanti.
In questa meravigliosa e liberale America, la cortesia viene prima di tutto e tutto è business: la fiducia negli uomini e donne non lascia spazio a nessuna personalizzazione (fortunatamente non sempre). Salgo in macchina un po’ sotto pressione, ma dura poco: la natura e la luce di los Angeles sono più forti e vitali di ogni altra cosa e spazzano via qualsiasi ostilità.
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